Presentazione - La Vigna dell'Encadde
Cultore e custode di antichi saperi - antichi sapori - antichi profumi dell'isola d'Ischia vi invita a visitarla. È un'immagine, rimastami impressa da bambino, mentre scendevo il sentiero della vigna dell'Encadde, che mi a spinto a realizzare il museo delle viti d'Ischia (Vitiarium).
Il vecchio avanza ricurvo e con una delle sue ossute mani afferra un bastone nodoso e contorto di quercia; con l'altra si aggranfia alle pietre della parracina che ora la temono: l'hanno conosciuta da piccola. Sale il sentiero per la vigna, deciso, fino all'ultimo respiro.
Egli sale solo per sovrintendere, come un Merlino, al miscuglio del verderame e nel dosare la calce e lo zolfo prevede i domani. Con la sua mazza magica gira nell'intruglio per non farlo depositare; egli è vivo, utile ed indispensabile per ottenere ottima uva e di conseguenza ottimo vino che servirà ad appagare un intero anno di sacrifici.
Egli è indispensabile, è una forza lavoro ricca di saggezza millenaria. Farà la sua parte fino all'ultimo appuntendo canne o preparando fasci di salici o sbucciando ("scunucchiando") fave e piselli. Dinanzi alla sua cantina, il suo sguardo va alla propria vigna, alla propria terra, per sentirne il respiro e poi si perde all'orizzonte pensando già al domani. Nei suoi occhi vispi e lucidi come quando era bambino sorgerà il domani?
Quando una terra non ha più generazioni disposte a conoscere la propria storia, la propria vita, essa non deve arrendersi ma trasmetterla agli animi sensibili di Roma, Milano, Berlino, Londra, New York, Tokio. Essi porteranno con sé nel proprio cuore, nella propria mente, nella propria casa la nostra storia. Essa sarà per loro nei momenti difficili una miccia esplosiva per azzerare tutto e ripartire. Solo pensando alle nostre genti, che dalle pietre di tufo verde hanno fatto sgorgare fiumi di vino, nettare degli dei, linfa vitale per la loro sopravvivenza, ciò potrà accadere.
Da quanto premesso si capisce l'input che mi ha spinto a realizzare "La Vigna dell'Encadde": una mia piccola Ischia che si è fermata nel tempo accogliendo in sé le circa cinquanta varietà di uve autoctone, ognuna con un proprio nome, una sua storia che si perde nei millenni passati costituendo la vera storia delle nostre genti, perché l'economia è il vero pilastro della storia.
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